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Castellonorato

Pubblicato: 27/05/2015 - 10:21

Situato su una collina, in posizione dominante sul Golfo di Gaeta, Castellonorato prosegue la serie di insediamenti ininterrotti lungo la fascia pedemontana tra Gaeta ed il Garigliano.
Tra i Formiami colles Onorato I Caetani, conte di Fondi, nell’ultimo quarto del secolo XIV aveva stabilito una rete di fortificazioni su preesistenti strutture: Castellone, Maranola, Castellonorato. Queste si univano alle turrite Fondi, Itri, Mola Traetto. Tutte si inquadravano nel dominio dei Caetani, intenti ad assicurarsi l’antico Formianum (da Canneto presso il limite di Terracina al Garigliano) e tessendo nella terra aurunca un sistema integrato di rocche e città fortificate.
L’intensa attività edificatoria militare del conte fondano lasciò ampia traccia a Castellonorato, il cui nome (Castrum Honorati) sembra derivare dall’illustre personaggio, che tanta incidenza ebbe nel travagliato periodo dello Scisma d’Occidente. Il conte, di indole guerriera, aveva intuito la validità delle nuove strategie di combattimento proponendo quelle innovazioni per le cinte murarie, che anticipavano alcune modalità della guerra moderna.
Castellonorato diveniva così baluardo a guardia della piana dell’Ausente con perfetta visione del limes laziale-campano e del mare, ma anche sentinella collinare integrata con le torri formiane di Maranola, Mola e Castellone.
Tuttavia questo sistema coabitava con il più antico polo di controllo del territorio creato dal cenobio benedettino cassinese attraverso l’acquisizione della ex cattedrale di S. Erasmo, a guardia della via fluviale commerciale del Liri-Garigliano con il relativo sbocco a mare.
Ma la nascita del borgo turrito non equivaleva ad autonomia. Occorreva comunque attendere il 1428 perché Castellonorato potesse raggiungere anche l’indipendenza amministrativa, staccandosi dalla Universitas di Maranola della quale era semplice terra.

Il saggio di R. Frecentese è tratto da “Storia di Formia illustrata (a cura di M. D’Onofrio). Vol. II: Età medievale”. Sellino editore, Pratola sannita, 2000, pp.117-133. da medioevoformia.it